Sono grato alle fiabe

Sono grata alle fiabe

Succede.
Succede che qualcosa accada.
Succede che una canzone si faccia spazio dentro di te all’improvviso e non ne esca più.
Succede che musica e testo si fondano in una armonia perfetta e… patapunfete! sei colpito al cuore! Canti e ricanti prima solo il ritornello, poi impari tutte le parole e torni a cantarle e, senza che nemmeno te ne accorga, quella melodia ti accompagna a lungo, sin dal risveglio nel mattino.

Capita anche, però, che cantando e ricantando dentro e fuori di te ti venga un grande desiderio di riscrivere il ritornello a modo tuo.
Capita di voler prendere in prestito qualche strofa per unirla a parole tue.
Capita che la riscrittura ti colga all’improvviso, ti spinga a pensare e a mettere in moto qualcosa. Capita che ti ritrovi tra le mani la TUA canzone.

E così avviene che… traggo ispirazione dal passaggio in radio di una canzone, Colpa delle favole di Ultimo per riscrivere la
MIA versione:

Sono grata alle fiabe
se tu sei qui con me
Se proseguo per la strada perché
una strada sempre c’è
Se riesco a diventare grande
E mi innamoro di te, Vita in me,
perché sono certa che la gente
sia molto più di quel che è
Sono grata alle fiabe
E sorrido con un senso
E guardando il cielo vedo
Una nuvola e poi ti penso
E son contenta che
Come dici tu
Di notte sogno molto
E di giorno ancor di più
per non rimandare le cose ancora
per essere un po’ burlona
che poi burlona mi serve ad essere seria
ed essere così
presente a te e a me stessa
per guardarmi dentro agli occhi
e dirmi amore adesso sosta
perché sono grata alle fiabe
se la mia vita adesso è questa
Sono grata alle regole
Io che a tratti le ho scordate
E ho vissuto con la forza
di maestre e poi docenti

che dicevano su cerca
la tua strada e il tuo presente
che la vita poi non torna
e se ti perdi sei perdente
Sono grata alle notti
Dove in me c’era la calma
Di sapere che eri nei sogni
Ed eri vita vera
ed è solo grazie a me
come dici tu
che di notte sogno molto
e di giorno faccio di più
Sono grata alla musica
Di parole che mi han reso vera
Sono un sole coi suoi raggi
che risplendono e riscaldano
e non temo la paura
che affronto col mio corpo
Amore con la pioggia o con una sola nube
io narro tanto sai perché
sono grata alle fiabe.

Sono stupefatta!
La rinnovata versione mi sembra cantare all’unisono con le parole del maitre-chansonnier francese, Jean Pascal Debailleul nel libro Contes pour apprendre à voler: “(…) Così sono nati i racconti meravigliosi di un tempo, a partire dalle domande degli uomini, per essere aiutati a vedere chiaro e a condurre le proprie vite con saggezza.
Ora, oggi, è tempo di scrivere nuove storie e insegnare una rinnovata saggezza che consiste nell’essere e creare contemporaneamente (…)”.
Basta guardarsi intorno, oggi, e vedere quanto l’arte della narrazione (o stoytelling – termine oltremodo usato) riempia la nostra esistenza non solo nei sogni, ma soprattutto da svegli. Oltre che cittadini della terra siamo cittadini di questo mondo immaginario – come sostiene Jonathan Gottschall, docente di letteratura e evoluzione: “i bambini imparano presto a inventare storie, a raccontarle, a viverci dentro, e ci credono per natura, non per cultura. È naturale quanto respirare: è la loro Isola che non c’è”.
L’attitudine a narrare è quindi una caratteristica umana universale – dice ancora Gottschall: "quando un comportamento è presente in tutte le società, la scienza di riconoscere un prodotto dell’evoluzione… ciò significa che raccontare storie sia qualcosa di utile per la nostra specie, qualcosa che ne potenzia le capacità sociali”. Come non si può quindi rivolgere un pensiero di gratitudine a ciò che per sua natura apre ci spiragli di possibilità e porta a tentare l’intentabile, a lasciarsi andare all’incertezza ad assaporare la curiosità: la fiaba che ci aiuta ad arricchire la nostra identità, ad aprire la mente, allargare il cuore per dare spazio ai desideri e realizzare il progetto di noi.

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