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La creatività è rinnovamento

Egregio Signor Wilson [1],

mi permetto di scriverle per chiedere il permesso di utilizzare la sua definizione di creatività per qualche riflessione personale e professionale. 

Nel caso in cui volesse darmi una risposta, la invito ad utilizzare una videochiamata su Zoom o lasciare un vocale su wa, strumenti che oggi vanno per la maggiore.

Diversamente, prenderò il suo silenzio come un cenno di assenso.

Le sono immensamente grata.

Roberta Berno.

Counselor

 

Scrivo la lettera in tempo di isolamento relazionale.

Una quarantena lunga, unica ed irripetibile, che ha fissato la sua dimora a casa nostra, senza che nessuno l’abbia invitata ad entrare. Figuriamoci a starci insieme per più di 40 giorni.

Nel mio lavoro di counselor, professionista dell’ascolto, ho affrontato la sindrome di Hikikomori, l’isolamento degli adolescenti, ma mai avrei pensato di trovarmici dentro a mia volta e non più adolescente.

Mi sono scoperta in una fase di sperimentazione per comprendere, ancora una volta, chi sono, quali limiti mi caratterizzano, ma anche quali risorse posso attivare per reagire con resilienza al momento e procedere ad un cambiamento.

 Esattamente ciò che accompagno a portare a galla con i miei clienti durante i colloqui di counseling.

Siamo Takete o Maluma?

Ho ripescato dalla memoria l’esperimento di Wolfang Köhler del 1929.

Nella situazione contingente dell’isolamento siamo spigolosi e dritti come Takete oppure morbidi e rotondi come Maluma?

Per rispondere ho appeso sulle pareti di casa stelle puntute e “nuvole” morbide in cartoncino colorato.

Ogni singola forma sembrava adeguarsi al mio stato d’animo ed alle situazioni che l’isolamento andava creando.

Momento del webinar per un lavoro in equipe tra counselor, psicologi e vari professionisti dell’aiuto? Takete! perché necessaria la linearità del ragionamento, la chiarezza dei pensieri.

Colloquio via skype con un cliente? Maluma! la morbidezza dell’accoglienza in un sorriso, la rotondità dell’ascolto genuino.

Coffe time su Zoom con un gruppo di amiche un tempo scalmanate e ora depresse? Maluma al cubo!

Una pila di biancheria da stirare? Takete e Maluma insieme! senza spiegarne il perché.

Quei cartoncini colorati con Takete e Maluma sono stati preludio ad una esplosione di creazioni.

Complice anche la definizione del signor Wilson – di cui alla lettera iniziale – del termine creatività:

E’ il carattere distintivo della nostra specie ed ha come fine ultimo

la comprensione di noi stessi, che cosa siamo, come siamo diventati così, e quale

destino, se esiste, determinerà le tappe future della nostra traiettoria storica.

 

Anche H. Poincaré, matematico e fisico francese, alla fine dell’Ottocento ha definito la creatività come l’unione di elementi preesistenti con connessioni nuove e belle, armoniche e funzionali ad uno scopo.

Lo psicologo J. P. Guilford, negli anni ’50, con il suo pensiero divergente considerava, poi, la creatività una componente dell’intelligenza umana che consente di risolvere i problemi uscendo dagli usuali schemi mentali noti.

Come può un counselor far esprimere ai propri clienti la creatività in tempo di isolamento relazionale e , soprattutto, nel momento della ripartenza?

Di settimana in settimana la definizione di Wilson si è fatta strada in me e ha tracciato prima un piccolo sentiero, poi una stradina di campagna e, infine, una larga strada di scorrimento in città.

Siamo creativi quando realizziamo collegamenti e connessioni, nuove e favorevoli, utilizzando elementi preesistenti della realtà, ma combinati tra loro in maniera nuova ed originale.

Proprio partendo da qui, da ogni giorno dell’isolamento, ho compiuto delle azioni creative in quattro tempi, come quelli che hanno scandito le giornate anche in quarantena: mattina, pomeriggio, sera e notte.

E ho portato con me i clienti nei loro quattro tempi.

 

1° tempo

Ci siamo affacciati al balcone di casa e abbiamo guardato davanti a noi. Non ci siamo inizialmente concentrati su un punto preciso, ma abbiamo lasciato che lo sguardo si sgranchisse. Ci siamo concessi un tempo quieto per scoprire e valorizzare ciò che ci era offerto. Per sentire il sentimento della libertà anche nella chiusura.

Poi abbiamo preso il cellulare e… uno scatto!

 

“Luci ed ombre” avrebbe potuto essere il titolo. Ma non solo. Luci, ombre e …margherite! Un mare di margherite al primo mattino.

Con i clienti ci siamo scoperti fatti di angoli bui, ma anche di un fascio di luce e di tanti piccoli puntini, come lentiggini, candidi. Le nostre risorse per affrontare le difficoltà.

 

2° tempo

Abbiamo iniziato a gironzolare per casa con due obiettivi: camminare e osservare alcuni oggetti come se non li avessimo mai visti, come se fosse la prima volta che incrociavamo la loro forma, il loro colore, il materiale che li compone, l’uso abituale che se ne fa, il soffio che li anima.

Abbiamo poi spostato gli oggetti dalla loro stanza consueta e li abbiamo osservati fuori dal loro contesto. Già questo è cambiamento!

Abbiamo scelto, quindi un oggetto per donargli una nuova vita.

Io la matita adorata con la quale appunto i sogni della notte al risveglio.

Le ho disegnato intorno qualcosa per renderla differente, nuova.

E la matita è diventata un campanile che batte le ore del pomeriggio.

Si può vedere altro anche in noi, in assenza di Giudizio, in piena espressione di cosa saremo chiamati a essere.

 

3° tempo

Ci siamo raccolti in uno spazio di tempo e di luogo, nel silenzio della sera, con alcuni fogli e matite colorate sparpagliate intorno.

Ci siamo lasciati andare al piacere dello scarabocchiare, ad occhi chiusi.

Matita libera che correva e scorreva, si smarriva sul foglio e poi si ritrovava sullo stesso foglio, ma altro da prima. Efficace.

Riaperto gli occhi, abbiamo scoperto dei ghirigori apparentemente senza senso. In osservazione per qualche attimo e poi con le matite colorate abbiamo riempito gli spazi bianchi tra i segni arzigogolati.

La scoperta di poter dare forma a ciò che forma non sembrava avere: immagini a tratte buffe, a tratti imperscrutabili, alcune nitide, altre ancora imprecise, un po’ giocose.

Immagini di noi in continuo movimento.

 

4° tempo

Sappiamo che per il nostro cervello la novità e il piacere sono intrecciati: la novità genera sorprese e le sorprese inducono piacere, entusiasmo.

Abbiamo così risposto al nuovo bisogno di immaginare il mondo sorprendente di domani. Il mondo delle nostre opportunità di domani.

Un semplice quadernetto con noi sul quale scrivere le parole BUONE dei quattro tempi del giorno.

Come negli HAIKU: la lunga fase di contemplazione e l’esperienza vissuta, autentica, condensate in pochi versi.

Nel vicolo di Mai

che temessero il Tempo?

Donna mia, l’enigma ora è Ascoltare

con dolcezza, nel cuore, 

l’altra parte.

Egr. Sig. Wilson,

grazie per il suo silenzio assenso.

Con creatività siamo pronti ad andare dentro le tappe future del nostro destino, più in equilibrio, con tanto desiderio di camminare.

Fuori.

Di ricominciare.

RB

 

[1] E. O. Wilson, biologo e scrittore americano, autore di “Le origini della creatività”.

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