I doni scambiati

Fiaba africana

C’era una volta una donna che aveva due figli e abitava in un villaggio vicino a una foresta. Una mattina la donna uscì di casa per andare a raccogliere la legna. Al ritorno, insieme alla legna, riportò a casa due bellissimi uccelli dalle piume rosse e oro che era riuscita a catturare e regalò un uccello a ciascuno dei suoi figli. Il più grande disse: “Che meraviglioso uccello! Dev’essere anche buono da mangiare. Accenderò il fuoco e me lo farò arrosto.” Il più piccolo disse: “Io invece il mio non voglio mangiarlo, perché è tanto bello; semmai lo scambierò con qualcos’altro.” “Con che cosa lo vuoi scambiare?” chiese il fratello grande. “Voglio fare cambio con la figlia del re” rispose il fratello piccolo. “Fratello, sei matto” disse il fratello grande. “Pretendi forse di avere la figlia del re in cambio di un uccello dalle piume rosse e oro? Ah ah ah!” “Se sono matto non lo so” disse il ragazzo. “So che non tornerò a casa se non avrò con me la figlia del re. Addio, madre; addio, fratello.”
E la mattina dopo prese con sé il suo uccello dalle piume rosse e oro e partì. Cammina cammina, il ragazzo arrivò in un villaggio. Era un villaggio di poche capanne, di gente povera. Davanti a una capanna vide dei bambini che giocavano. I bambini gli dissero: “Che magnifico uccello rosso e oro. Ce lo dai?” Il giovane era generoso, così disse: “Prendetelo pure” e diede l’uccello ai bambini, convinto che ne apprezzassero la bellezza. I bambini invece presero l’uccello, lo uccisero e lo cucinarono sul fuoco. Il ragazzo allora si accoccolò a terra e pianse sconsolato. “Perché avete ucciso il mio uccello? Era un regalo di mia madre. E adesso io che cosa faccio?” disse ai bambini. “Sei stato molto generoso, perché avevamo fame: tieni, in cambio ti diamo questo coltello. Guarda com’è bello” dissero i bambini, e gli diedero un lungo coltello dalla lama tagliente come un rasoio. Il ragazzo si asciugò le lacrime, prese il coltello, salutò i bambini e proseguì il cammino.
Il giorno dopo, arrivò sulla riva di un lago e vide degli uomini che coglievano le canne. Erano accucciati a terra e strappavano le canne con i denti. Si lamentavano per il dolore, ma continuavano a staccare le canne con i denti. Poi le riponevano in grossi cesti. Il ragazzo si fermò a osservarli ed ebbe pietà di loro. “Tenete, amici, prendete il mio coltello. Tagliare le canne sarà più facile con questo” disse, e diede loro il coltello. Gli uomini lo ringraziarono, presero il coltello e cominciarono a tagliare le canne. E così fino a sera, quando la lama del coltello, logorata da tutto quel lavoro, si spezzò. “Oh no! Il mio bel coltello!” esclamò il ragazzo. “Non preoccuparti” dissero gli uomini. “Tu ci hai dato il coltello e noi l’abbiamo rotto. Per ripagarti della tua generosità ti regaleremo un cesto fatto con le nostre canne: il più bello e più grande.” E così il ragazzo ripartì senza coltello, ma con un cesto ampio e robusto.
Dopo ore e ore di cammino, arrivò in un campo di grano. Gli uomini nel campo raccoglievano le spighe, le sgranavano e si mettevano i semi in tasca. Ma poiché i loro abiti erano vecchi e logori, le tasche colme di semi si scucirono e tutti i semi caddero a terra. Mosso a pietà, il ragazzo diede loro il suo cesto. “Prendetelo” disse. “Mettete qui il vostro raccolto.” Gli uomini lo ringraziarono e misero il grano nel cesto. Alla fine della giornata, il cesto, che diventava sempre più colmo, per il troppo peso si sfondò. “Oh no! Il mio cesto!” gridò il ragazzo. “Non preoccuparti” dissero gli uomini. “Sapremo ricompensare la tua generosità. In cambio del tuo cesto, ti daremo un orcio pieno d’olio.”
E così il ragazzo riprese il cammino portando con sé l’orcio pieno d’olio e arrivò davanti a un albero gigante. Era un baobab, tra i più grandi che avesse mai visto. Ma i suoi lunghi rami erano pallidi, e così il fusto e le radici. “Come sei bianco” disse il ragazzo. “Che cosa ti è successo?” “Sono molto malato” rispose il baobab. “Il calore e la siccità hanno tolto linfa alle mie radici. Mi occorrerebbe un po’ del tuo olio. Se strofinerai i miei rami e il mio tronco con l’olio, questo darà vigore alle mie radici, e io guarirò.”
“Quando si raccontano fiabe (…) è necessario sapere molto, ma molto di più di quanto si sia in grado di dire”.

Rudolf Steiner

Il ragazzo non ci pensò due volte: versò l’olio sulle radici e lo spalmò sul fusto e sui rami del baobab. Ma poiché l’albero era grande, in poco tempo l’olio dell’orcio finì. Il ragazzo, stremato, si accasciò al suolo e cominciò a piangere. “E adesso chi mi restituisce il mio olio?” “Non ti avvilire” disse il baobab. “Tu sei stato generoso con me: mi hai donato il tuo olio che mi ha salvato la vita. Io ricambierò il tuo dono: ti darò una fascina dei miei rami.” E così il ragazzo raccolse la fascina di rami che l’albero gli aveva dato, se la mise sulle spalle e sotto quel peso proseguì il suo viaggio.
Cammina cammina, arrivò vicino a una zona rocciosa, ai piedi di una montagna. Lì, al riparo di una rupe, sostavano dei mercanti. Avevano acceso un fuoco per cuocere il cibo, ma le fiamme si stavano estinguendo, perché al posto della legna avevano messo a bruciare soltanto pochi stracci. “Tenete questa fascina, amici” disse il ragazzo, e porse loro la legna. I mercanti presero volentieri la fascina, che subito si incendiò, avvolta da una bella fiamma scoppiettante. Rendendosi conto che la sua fascina andava in fumo, il ragazzo esclamò: “Oh, no! La mia fascina!” “Non disperarti” dissero i mercanti. “Sappiamo essere generosi con chi è stato generoso con noi. Prendi questo sacco di sale. E’ merce preziosa: vedrai che il cambio sarà tutto a tuo vantaggio.”
Il ragazzo, ormai rassegnato, si caricò in spalla il sacco di sale, salutò i mercanti e riprese il cammino. Si inerpicò sulla montagna, poi scese dall’altra parte e arrivò al fiume. Stanco e affaticato, si sedette vicino alla riva e bevve per dare ristoro alla sua sete. “Non sai di molto” disse il ragazzo al fiume, dopo aver ingoiato una lunga sorsata. “La tua acqua non ha sapore e non disseta.” “Se non so di molto, non so che farci” disse il fiume, offeso. “Gettami del sale, se desideri che la mia acqua sia saporita.” Il ragazzo aprì il suo sacco di sale e lo versò tutto nelle acque del fiume. Subito dopo aver gettato il sale, vedendo che spariva nell’acqua e si scioglieva all’istante, il ragazzo si gettò a terra e urlò: “Che sciocco sono! E adesso?” “Su, non ti disperare” disse il fiume. “In cambio del sale ti darò i miei pesci.” “Come li prendo i tuoi pesci, con le mani?” si lamentò il ragazzo. “Non ho nulla con me per pescare.” “Vedi quella rete sulla riva?” disse il fiume. “Gettala, e farai una pesca abbondante.” Il ragazzo fece come gli aveva detto il fiume: gettò la rete, e quando la trascinò a riva, era colma di grossi pesci guizzanti. Il ragazzo ringraziò il fiume, si caricò in spalla la rete piena di pesci e continuò il suo viaggio, seguendo il corso del fiume.
Il fiume attraversava un villaggio. Il ragazzo vide degli uomini che correvano tra le capanne: cercavano di catturare delle cavallette. Incuriosito da quel trambusto, il ragazzo fermò uno degli uomini e gli chiese: “Che cosa state facendo? Perché vi affannate tanto per acchiappare le cavallette?” “Il nostro re” rispose l’uomo “ha ricevuto la visita di un gruppo di ricchi signori di una terra lontana, ma il nostro villaggio è povero e non abbiamo nulla da offrire loro. Per questo stiamo cacciando le cavallette.” “Ho io quello che fa per voi” disse il ragazzo. “Portatemi dal vostro re.” Il ragazzo fu portato davanti al re. Depose ai suoi piedi la rete traboccante di pesci e disse: “Ecco, re, ho qui con me quanto serve per sfamare i tuoi ospiti.” Il re ringraziò il ragazzo per il dono generoso. Il pesce fu portato via, venne arrostito e poi servito agli ospiti. Quando la cena fu terminata e gli ospiti se ne furono andati, il ragazzo vide che non era avanzato nemmeno un pesce. Così andò dal re e disse: “Come farò ora senza i miei pesci?” “Va bene, ragazzo” disse il re. “Che cosa vuoi in cambio della tua generosità? Chiedimelo, e se posso te lo darò.” Allora il ragazzo disse: “Re, io desidero che tu mi dia tua figlia in sposa.” “Va bene” disse il re. “Sono felice di dare in sposa mia figlia ad un giovane così generoso. Prendila con te. Amatevi e cercate di essere felici insieme.”
E così la ragazza indossò un abito rosso e oro, e anche il ragazzo venne vestito con l’abito dello sposo. E dopo il matrimonio ripartirono verso il villaggio del giovane su un asinello. La madre e il fratello grande andarono incontro al fratello piccolo, stupiti di rivederlo dopo tutto quel tempo. “Salve, fratello. Salve, madre” disse lui. “Questa è la mia sposa, la figlia di un re, che ho avuto in cambio dell’uccello dalle piume rosse e oro.” “Non è possibile” disse il fratello grande, sbalordito. “Certo che è possibile!”. E dopo aver raccontato la loro storia partirono insieme per un lungo viaggio e vissero lunghi anni felici e contenti.